Le inchieste di #TEO (1) – Nomina dei giudici MIPAAF area sella: siamo sicuri che sia tutto ok?

Le inchieste di #TEO (1) – Nomina dei giudici MIPAAF area sella: siamo sicuri che sia tutto ok?

Un gruppo di allevatori ha avviato nel mese di maggio 2017 un contenzioso dinanzi al Tar Lazio per richiedere l’annullamento dell’intero bando che ha portato alla nomina di 16 giudici Mipaaf (ovvero quei giudici che determinano le classifiche della gare di morfologia, salto in libertà, addestramento e categorie di 4 e 5 anni cat. Elite e Sport delle tappe di salto ostacoli) in quanto, a detta dei ricorrenti vi sarebbero state violazioni tali da determinare l’illegittimità della selezione.

Situazioni di incompatibilità

Per i giudici dell’area sella non sono stati rispettati i criteri di selezione previsti per le altre categorie di giudici (trotto e galoppo) con la conseguente assenza di qualsiasi criterio di valutazione – a monte – di eventuali incompatibilità e conflitti d’interessi dei candidati giudici. Ciò ha determinato una paradossale disparità di trattamento tra i giudici dell’area galoppo e trotto e i giudici dell’area sella.

I giudici dell’area galoppo e trotto – per la selezione dei quali vigono rigorose restrizioni volte ad escluderne conflitti d’interessi – di fatto nulla possono determinare in termini di risultati, basati come noto sul rilevamento dei tempi.

Per i giudici dell’area sella – il cui potere discrezionale è chiaramente maggiore, dovendo effettuare valutazioni a giudizio – conflitti d’interessi e incompatibilità non vengono esaminati preliminarmente, attraverso il bando, ma vengono valutati per ogni singola manifestazione in base ai soggetti che vi prendono parte.

Decreto Registro Giudici Sportivi n. 11930 del 23 Febbraio 2015

Art. 1

Francesco Granchi e Marina Longinotti

Ciò ha consentito di partecipare al bando e di diventare giudici Mippaf, tra gli altri anche alla coppia di fatto, Francesco Granchi e Marina Longinotti. I due (allevatore professionale il primo e medico veterinario la seconda), svolgono attività stalloniera a tempo pieno in collaborazione tra loro.

In particolare commercializzano il seme degli stalloni Baedeker e Kroccante, e di altri 2 soggetti da poco acquistati e/o acquisiti in gestione a tale scopo (Bacardi Orange De Muze e Garezzo).

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A.P.S.I.

Inoltre i due sono pure, rispettivamente Presidente e Consigliere della Associazione “A.P.S.I.” che, tra le altre cose si occupa della commercializzazione di puledri mediante l’organizzazione di aste private con tanto di diritti d’asta fatturati.

DOC. 5 - Direttivo Apsi.png

A.P.S.I., Associazione per la promozione del sella italiano, è un’associazione tra allevatori che si occupa anche della commercializzazione del cavallo italiano come previsto dall’art. 2 dello Statuto(clicca per vedere la versione integrale).

art. 2 apsi

D’altronde, l’art. 9 del codice di comportamento etico del MIPAAF  – che tutti i soggetti collaboratori esterni del MIPAAF sono tenuti a rispettare – vieta l’appartenenza ad ogni associazione i cui ambiti di interesse possono interferire in modo diretto con lo svolgimento di attività: i membri di un’associazione il cui scopo investe anche la commercializzazione dei cavalli italiani dovrebbero risultare incompatibili con la designazione di giudice di gara, che non tollera alcun riferimento ad un’attività commerciale. Nella fattispecie, A.P.S.I. che spesso viene rappresentata mediaticamente da Marina Longinotti organizza vere e proprie aste private, percependo diritti d’asta in misura pari al 10% più iva (22%) come dimostra l’allegato Regolamento.

Regolamento Campionato e asta privata

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Attività certamente da elogiare e incentivare ma che contrastano palesemente con il ruolo di Giudice Mipaaf ricoperto da entrambi.

Delle due l’una…..

CAVALLI D’ITALIA  E  M.I.P.A.A.F.

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Tale pericolosa incompatibilità di ruoli venne sollevata dall’Associazione Cavalli D’Italia che, infatti, già in tempi non sospetti, scriveva al Ministero per esternare le perplessità della categoria; alla predetta missiva di Cavalli D’Italia, rispondeva il Ministero con nota del 27 Febbraio 17 a firma della Dirigente Stefania Mastromarino, con la quale la stressa “rassicurava” gli allevatori , scrivendo:

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INES MARCHIONE DI PUGLIA

Durante la tappa del Circuito Allevatoriale del 18/08/2017 – 20/08/2017 svoltasi a COPERTINO (LE) presso il C. I. Il Monte tra i giudici designati figurava anche la neo giudice dott. ssa Marina Longinotti, la quale ha giudicato, tra gli altri, anche il cavallo Ines Marchione di Puglia.

INES 1ines 2

Ebbene per tale cavallo esisteva un palese conflitto di interessi che avrebbe dovuto imporre l’astensione da parte del giudice Longinotti. Ines Marchione di Puglia, infatti, è una puledra figlia dello stallone Baedeker. Stallone di proprietà del compagno della veterinaria Marina Longinotti, Francesco Granchi e da lui commercializzato in collaborazione con la Longinotti stessa.

È evidente che tale violazione del regolamento non è sfuggita ad alcuni allevatori del settore.

La cosa è ancora più grave se si considera che la neo giudice Marina Longinotti, ha DOVEROSAMENTE depositato un documento “DICHIARAZIONE DI IMPEGNO Ai sensi dell’art. 12 comma 4 DM 11930/2015

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Le considerazioni di #TEO

Da qualsiasi angolazione si guardino i dati che abbiamo raccolto in questa nostra prima cda.pnginchiesta, è evidente che ci siano delle forti anomalie nelle nomine in particolare di Francesco Granchi e Marina Longinotti. Non ci siamo affidati ad interpretazioni delle norme, ma ad una semplice lettura di quelli che sono i dispositivi di legge. Rimane il fatto che non riusciamo a comprendere perchè, e soprattutto chi, abbia variato i requisiti “a monte” per diventare giudici MIPAAF, differenziando in modo così sensibile l’area Galoppo/Trotto da quella Sella.

Sarebbe comunque doveroso che Granchi e Longinotti chiarissero la loro posizione, per una pura questione di correttezza nei confronti del comparto equestre, stante il fatto che fanno parte anche di un altra associazione di rilievo a livello nazionale, la Filiera Ippica Toscana, di cui riportiamo qui a lato il Consiglio Direttivo. Come si può vedere, lo stesso Vice Presidente della F.I.S.E. Giuseppe Bicocchi, nonchè il Presidente del Comitato Regionale Toscana, Massimo Petaccia, fanno parte del Consiglio Direttivo.

“L’Associazione Filiera Ippica Toscana si propone di sostenere gli interessi socio-professionali comuni all’intero settore ippico regionale, nei confronti degli interventi pubblici sia a livello locale che nazionale e comunitario; promuovere lo sviluppo ed il miglioramento delle comunicazioni e delle relazioni tra i partner della filiera e la pubblica amministrazione; svolgere attività di studio al fine di esprimere pareri sui progetti e sui provvedimenti normativi e legislativi riferiti all’ambito di competenza della filiera inerente il settore equino; attuare iniziative volte ad ottenere la valorizzazione e l’ottimizzazione della politica regionale e comunitaria in materia di aiuti allo sviluppo socio economico, particolarmente in zone rurali e in zone svantaggiate, favorendo la lotta alla disoccupazione ed alla esclusione sociale.”

Arrivederci alla prossima “inchiesta di #TEO!

ks

vk

 

 

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Posso iscrivere un cavallo D.P.A. in F.I.S.E.? (obbligatorio rispondere con un sì o con un no) …

Posso iscrivere un cavallo D.P.A. in F.I.S.E.? (obbligatorio rispondere con un sì o con un no) …

Sono passati poco più di due mesi da quell’8 dicembre 2017, giorno in cui #TEO denunciò l’intenzione del Consiglio Federale F.I.S.E.  di permettere l’iscrizione dei cavalli D.P.A. ai ruoli federali, per mezzo del varo di una norma – contenuta nel libro I del Regolamento generale – per nulla chiara.

33.2

In seguito al post di #TEO si sono scatenate reazioni a catena, che hanno coinvolto la stampa specializzata, la stampa nazionale, diversi movimenti animalisti e persino Striscia la Notizia, che ha dedicato un servizio al tema “cavalli D.P.A. in F.I.S.E.”. Da rimarcare il ruolo fondamentale della Dottoressa Eleonora Di Giuseppe, unico consigliere federale a “metterci la faccia”, opponendosi in sede di Consiglio all’approvazione della norma, e continuando a sostenere il sempre più grande movimento Non D.P.A.. Eleonora Di Giuseppe stessa, insieme a Giovanni Malagò, Franco Chimenti, Luca Pancalli e Gianfranco Ravà, più di due anni prima era stata fautrice dei Principi di Tutela degli Equidi, che sancivano l’obbligo della qualifica di NON D.P.A. dei cavalli da iscriversi ai ruoli federali.

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Eleonora Di Giuseppe – ph. credits @Guia Pavese

Sin da quel movimentato 8 dicembre 2017, risultò essere ambigua la posizione del Presidente Marco Di Paola, che, da una parte rilasciava dichiarazioni confortanti, come quella a “Cavalli, Cavalieri & Campioni”:

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Dall’altra parte, portava avanti, insieme alla sua fedele commissione di revisione dei regolamenti, capitanata dalla ex Presidente del Veneto Maria Vittoria Valle, la sua riforma sistematica dei Regolamenti F.I.S.E., arrivando ad inserire all’articolo 165.4 del libro VI una norma dalle connotazioni  preoccupanti, se rapportata alle dichiarazioni come quella riportata qui sopra.

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Secondo l’art. 165.4 del VI Libro del Regolamento Generale F.I.S.E., infatti l’obbligo per i cavalli NON D.P.A. sarebbe stato valido solo per i cavalli di 6 anni o superiori. 

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M. V. Valle – G. Basano – E. Artioli

Risulta molto difficile credere che il Presidente (e soprattutto un Presidente pro tempore accentratore come Marco Di Paola) non sia a conoscenza dei regolamenti che sta portando avanti insieme al suo Consiglio, e alla sua commissione, composta dal trio Valle-Basano-Artioli. Ergo, l’impressione di noi di #TEO e di tutti coloro che hanno preso parte al movimento NON DPA era che ci stesse prendendo allegramente in giro.

Con un comunicato stampa uscito sul sito federale a margine della riunione di Consiglio di ieri, 19 febbraio 2018, la Federazione ha annunciato ufficialmente che i cavalli che praticano attività sportiva in ambito F.I.S.E. devono essere NON D.P.A.. Allegata al comunicato stampa è stata pubblicata la circolare attuativa, a firma del Presidente pro tempore Marco Di Paola, che potete leggere cliccando sul link sottostante.

Circolare Attuativa NON DPA

Nella parte finale del comunicato uscito sul sito federale, tra l’altro, si rassicurano i tesserati circa il fatto che anche i cavalli di 4-5 anni dovranno essere non D.P.A., allargando a loro la tutela prevista per i cavalli atleti iscritti ai ruoli federali.

MIPAAF

Cerchiamo di fare il punto. E cominciando facendo una dovuta precisazione.

Marco Di Paola non è l’eroe nazionale che ha salvato i cavalli dal macello.

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Marco Di Paola è colui che – insieme al suo Consiglio e fatta eccezione per Eleonora Di Giuseppe – ha tentato di permettere l’iscrizione nei ruoli federali di cavalli Destinati alla Produzione Alimentare, barricandosi dietro una operazione “culturale” di non esclusione dei proprietari di cavalli D.P.A. dalla grande “famiglia” che è la Federazione. Peraltro risulta difficile capire come siano esclusi i proprietari di D.P.A., quando sono così ben rappresentati in Federazione dal vice presidente Bicocchi, che alleva e iscrive pacificamente cavalli D.P.A. ai ruoli federali, come potete ben vedere in questo post di #TEO di qualche giorno fa.

A causa delle pressioni ricevute dalla opinione pubblica, dalla stampa, dallo stesso CONI e dal MIPAAF il Presidente pro tempore è stato costretto ad un passo indietro, pubblicando una circolare attuativa, di cui non ci sarebbe stato bisogno, se la norma fosse stata chiara; ora nel tentativo di ricostruirsi un “imene” politico credibile, sta cercando di far passare l’idea che in realtà lui stia salvando la situazione, e stia anche salvando cavalli dal macello.

Sarebbe potuto essere l’eroe nazionale, nel momento in cui il testo dell’art. 33.2 fosse stato il seguente:

“art. 33.2 – L’iscrizione al ruolo federale del cavallo conferisce al cavallo la qualifica di “cavallo atleta”. E’ necessario che per essere iscritti ai ruoli federali i cavalli siano classificati come NON Destinati alla Produzione Alimentare (NON D.P.A.).” 

…non era difficile…

Al momento attuale, nonostante tutte le precisazioni della circolare attuativa, se venisse richiesto a chiunque di rispondere con un monosillabo (SI’ oppure NO) alla seguente domanda:

Posso iscrivere un cavallo D.P.A. nei ruoli federali F.I.S.E.?

la risposta sarebbe SI’.

Godiamoci comunque questa vittoria…non si può pretendere di più al momento dalle risorse politiche in campo in questa federazione. 

ks

Giuseppe Bicocchi: il Vice Presidente allevatore di D.P.A..

Giuseppe Bicocchi: il Vice Presidente allevatore di D.P.A..

Noi di #TEO seguiamo la questione D.P.A. con molta attenzione, essendo stati tra l’altro i primi a sollevare accuse contro la dirigenza in un post, pubblicato in data 8 dicembre 2017. Siamo stati oggetto di minacce e diffamazioni ma il tempo ci ha dato ragione ed oggi il “Movimento Non D.P.A.” è una realtà che ha coinvolto non solo i social ma anche quotidiani nazionali, televisioni, il mondo politico, associazioni nazionali che si occupano di diritti animali – Progetto Islander, I.H.P., Horse Angels, la Lega Nazionale del Cane – Striscia la Notizia e tanti altri movimenti e progetti a livello nazionale e non solo. 

L’unione di tutte queste forze sta portando ad un risultato importante anche grazie alla parola data e, sembra, mantenuta del Presidente del CONI Giovanni Malagò.

In una intervista rilasciata ad Italpress, e pubblicata il 27 dicembre 2017, che potete leggere nella versione integrale, cliccando su questo link, il Presidente pro tempore della F.I.S.E. Marco Di Paola rilasciò delle dichiarazioni molto interessanti riguardo alla vicenda cavalli D.P.A., che riportiamo nello screenshot che segue.

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La F.I.S.E “deve proporre progetti culturali e di sensibilizzazione verso l’amore per i cavalli. Non deve respingere, ma avvicinare e convincere anche i proprietari che ancora non hanno scelto o hanno sbagliato scelta. La nostra Federazione non ghettizza, ma cerca di coinvolgere, istruire e migliorare le persone!”

Marco Di Paola

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Rimane il fatto che al momento non si intravedano progetti di sensibilizzazioni e/o culturali: anzi, a parte il già chiacchierato ed equivoco articolo 33 del Libro I del regolamento generale, è emerso un altro articolo, fortunatamente non approvato – dato che i successivi Libri del Regolamento Generale si sono arenati nella palude del caos attuale che regna in F.I.S.E. – il 165.4, che recita testualmente che “il cavallo sia registrato come NON DPA, se sia di età 6 anni o superiore”. Fino all’età di 6 anni un cavallo può essere Destinato alla Produzione Alimentare ed essere iscritto alla F.I.S.E., nonchè partecipare alle manifestazioni federali.

Noi di #TEO non intravediamo progetti culturali volti a sensibilizzare l’amore verso i cavalli…e soprattutto, in base a quello che scriveremo di seguito non vediamo ghettizzazioni nei confronti dei proprietari che (che sia 20%, o che sia 5%, come dichiarato da altre fonti, poco rileva) hanno tuttora cavalli D.P.A. in F.I.S.E..

Come si può parlare di ghettizzazione, se il vice presidente e consigliere federale della F.I.S.E., Giuseppe Bicocchi, è il primo ad allevare cavalli D.P.A., iscritti ai ruoli federali F.I.S.E., con passaporti regolarmente rinnovati? 

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Di seguito l’elenco dei cavalli di proprietà di Giuseppe Bicocchi. Quelli sottolineati in rosso sono quelli tuttora Destinati alla Produzione Alimentare, e come si vede sono allevati da lui, e per giunta tutti rinnovati al 2017 (uno anche al 2018). I dati sulla destinazione dei cavalli li abbiamo facilmente reperiti in anagrafe B.D.E..

Forse che la attuale dirigenza, sulla spinta proprio del vice presidente Giuseppe Bicocchi, voglia legittimare una scelta nella direzione di mantenere D.P.A. (e quindi macellabili per uso umano) i cavalli atleti fino a 6 anni, per eventualmente ricavarci qualcosa, nel momento in cui non siano funzionali all’attività sportiva?

Buona consultazione.

GIUSEPPE BICOCCHI CAVALLI

fonte: Tesseramento online F.I.S.E.

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fonte: Banca Data Equidi

gf

 

Caso Pontiggia: “…quando si esprimerà il MIPAAF?”

Caso Pontiggia: “…quando si esprimerà il MIPAAF?”

Sembra essere calata una coltre di silenzio sul caso Pontiggia. Ad una settimana dagli articoli di #TEO, non si sa nulla di certo circa la validità del suo secondo grado. Allo stesso tempo non sono giunte notizie da parte del MIPAAF circa il destino di Stefano Pontiggia come Tecnico Giudicante.

In seguito alle dichiarazioni rilasciate su Facebook dall’Avvocato Caterina Brambilla – che ha scritto in nome e per conto di Stefano Pontiggia – si ha la conferma ufficiale che alla compilazione della domanda di ammissione al corso di Tecnico Giudicante MIPAAF (marzo 2016), il Pontiggia non aveva il requisito esplicitamente richiesto della patente di secondo grado.

brambilladomanda di ammissione

Attendiamo fiduciosi notizie in merito alla risoluzione di questo caso; ci sembra doveroso condividere in forma anonima uno dei tanti scambi che abbiamo avuto attraverso la nostra pagina Facebook con i nostri lettori, che sollevano una problematica molto concreta.

“Salve ho letto i post del giudice Pontiggia, con il quale ho avuto a che fare in una tappa mipaaf e con il suo giudizio contrario rispetto agli altri giudici mi è costato che attualmente non sono qualificato per la finale a Verona oltre al mancato montepremi, secondo voi è possibile iniziare un tentativo di ricorso da parte mia?”

Buonasera. La situazione è molto delicata ed è proprio uno degli interrogativi che ci stiamo ponendo anche noi. A nostro parere, prima di qualsiasi suo intervento, è necessario attendere di sapere se e quali provvedimenti prenderà il MIPAAF nei confronti di Pontiggia.

“Secondo voi quando si esprimerà il MIPAAF?”

Non ci è dato saperlo. Potrebbe essersi già espresso; le consigliamo di attendere comunque ancora un paio di giorni, perchè riteniamo che il caso Pontiggia non sia ancora chiuso.

Nell’ipotesi – si potrebbe definire certezza – che la dichiarazione di possesso della patente di secondo grado riportata nella domanda di ammissione di Pontiggia fosse motivo di annullamento del titolo di Tecnico Giudicante, che scenari si potrebbero profilare?

Quando si esprimerà il MIPAAF?

 

Turismo sportivo e autocertificazioni.

Turismo sportivo e autocertificazioni.

I due post odierni sul caso Stefano Pontiggia hanno scosso il mondo equestre.

E’ di pochi minuti fa un comunicato apparso sui social, in cui una certa Caterina Brambilla – non è dato a sapere a che titolo –  sostiene che Pontiggia avrebbe raggiunto il punteggio per ottenere il secondo grado, partecipando a gare nazionali in paesi esteri, con regolare licenza d’ospite. E’ auspicabile, perchè eticamente corretto, visti gli incarichi che ricopre (componente della Commissione Giovani Cavalli della FISE e giudice MIPAAF) che Pontiggia esisbisca i piazzamenti ottenuti all’estero, onde dissipare ogni dubbio.

Rimangono aperte però alcune questioni, e speriamo che possano essere chiarite:

  • Perchè trasferire la propria residenza sportiva in Umbria, e continuare a gareggiare in Lombardia?
  • Perchè richiedere il secondo grado una volta trasferita la residenza sportiva in Umbria? La regione Umbria non è il suo Comitato Regionale di appartenenza, essendo lui tesserato dal 2000 in Lombardia.

E ancora:

  • L’iter per diventare giudice MIPAAF ha avuto inizio nel marzo 2016. All’epoca Pontiggia era in possesso della patente di primo grado. Eppure, la domanda di ammissione – Sezione I – Tecnici Giudicanti al punto e) dei requisiti essenziali richiedeva “di essere in possesso della patente FISE di II grado n. __________________”

domanda di ammissione

 

Non vogliamo entrare nel merito delle “sanzioni penali previste in caso di dichiarazioni mendaci di cui all’art. 76 del citato D.P.R. n. 445/2000”, ma è lecito porsi un ulteriore quesito:

  • Pontiggia avrà avuto qualche dispensa da questo requisito? E in caso contrario che scenario si potrebbe profilare? Potrebbe avvenire la revoca del titolo di tecnico giudicante? Potrebbero essere invalidate le tappe in cui è stato giudice?

Attendiamo fiduciosi.